Nightguide intervista The Paper Kites, live questa sera al Magnolia di Milano

Nightguide intervista The Paper Kites, live questa sera al Magnolia di Milano

Lo scorso anno, la band indie-folk australiana The Paper Kites ha pubblicato con Nettwerk Music Group (distribuzione: Bertus Italy) la coppia di album “On The Train Ride Home” e “On The Corner Where You Live”, accolti con entusiasmo e sorpresa dai fan in tutto il mondo. The  Paper  Kites  (i cantanti Sam  Bentley e Christina  Lacy,  il chitarrista Dave Powys, il batterista Josh Bentley e il bassista Sam Rasmussen) si sono guadagnati uno zoccolo duro di ammiratori negli otto anni di attività. E infatti il singolo di debutto “Bloom” è certificato Disco d'Oro in diversi paesi; i loro tour sono sold-out in 4 continenti; gli stream su Spotify sono a quota 400milioni in totale, con una media di 3 milioni di ascoltatori al mese.

Questa sera si esibiranno al Magnolia di Milano per l'unica data italiana del loro tour europeo e mentre erano in viaggio, proprio questa mattina, abbiamo avuto una piacevole chiacchierata con David Powis, voce chitarra e benjo, che abbiamo l'onore di farvi leggere subito in esclusiva ancora prima dell'arrivo della band nel nostro Paese.
Per chi fosse a Milano vi consigliamo di non perdervi quest'occasione e di cercare tutte le info ai seguenti link.
info evento: https://www.facebook.com/events/389021515223962/
booking: INDIPENDENTE CONCERTI
 

Nightguide. È davvero un piacere poter fare quattro chiacchiere con te a così poche ore dal concerto. Come va? Dove vi trovate?

David Powys. Ciao Luigi. In questo momento siamo in viaggio verso l'Italia e stiamo attraversando le Alpi con il nostro tour bus. Non vediamo l'ora di arrivare a Milano.

NG. Raccontaci qualcosa della vostra band per i lettori italiani che ancora non vi conoscono.
DP. Prima della formazione della band noi eravamo già tutti molto amici da tempo. Al liceo, Sam (Bentley) e Christina (Lacy) hanno iniziato a scrivere e suonare musica insieme e hanno continuato a farlo per alcuni anni dopo il liceo. Loro avevamo cominciato da soli ad esibirsi nei piccoli bar e club di Melbourne, e solo in un secondo tempo ci hanno chiesto se volessimo aggiungerci per ampliare la band con basso, chitarra e batteria, perché dovevano partecipare ad un festival a Melbourne e avevano bisogno di più accompagnamento. Avevamo già avuto modo di suonare insieme in altre band, ci conoscevamo da tempo e quindi tutto è venuto molto naturale, quindi all'inizio è stato una cosa non ufficiale e suonavamo solo per stare insieme tra amici. È stato solo dopo qualche show fatto insieme che ci siamo guardati e ci siamo riconosciuti come band ufficialmente. È stato del tutto spontaneo e non intenzionale.

NG. Mi sono sempre chiesto se fosse un bene o un male (o meglio un pericolo) essere così amici per formare una band. Si rischia poi di rompere sia la band che un rapporto mischiando così tanto le cose.
DP. Ci sono sempre pro e contro a mischiare gli affari con i rapporti privati. Nel nostro caso credo che la cosa abbia funzionato perché non c'è stata nessuna intenzionalità quindi non si sono mai formate quelle dinamiche di business che rovinano un po' tutto. Così come ci siamo ritrovati band in maniera spontanea allo stesso modo poi le cose si sono fatte più grandi e serie. Ma per noi il tutto è rimasto sempre con lo stesso spirito di suonare tra amici.

NG. Quindi siete davvero molto legati?
DP. Ormai siamo come una famiglia. Ci conosciamo bene in tutti i nostri aspetti e sappiamo subito riconoscere reciprocamente di cosa hanno bisogno gli altri. Il nostro segreto è che funzioniamo bene come gruppo di amici, e di conseguenza funzioniamo come band. Nel corso di questi 9 anni e mezzo abbiamo avuto la fortuna di prendere delle buone decisioni tutti insieme e nulla ha turbato il nostro rapporto.

NG. L'anno prossimo quindi raggiungere questo primo grande traguardo di 10 anni di carriera insieme. E direi che sono stati dieci anni che vi hanno portato moltissime soddisfazioni. Ve lo aspettavate all'inizio che la cosa sarebbe durata così tanto, portandovi ad avere così tanto successo?
DP. Sinceramente no! Non era assolutamente nei nostri piani. All'inizio quando abbiamo cominciato era qualcosa molto rilassata. Si scrivevano canzoni, si passano le serate insieme. Poi il punto di svolta è stato sicuramente un live che abbiamo tenuto in una famosa venue in Melbourne dove ci siamo resi conto che eravamo diventati famosi (almeno qui nel nostro Paese). Quella volta tutto fu molto scioccante e di sicuro non eravamo dominati dall'ambizione di diventare famosi.

NG. Devo confessarti che io ho vissuto a Melbourne per un po' e vi conoscevo, e adoro sia l'Australia che la vostra città. E ci ritornerei subito.
DP. Uh davvero? Ma è fantastico!

NG. Questa per voi è la prima volta in Italia?
DP. Questa è la seconda volta che ci esibiamo in Italia. Anche l'ultima abbiamo suonato a Milano in un piccolo locale di cui ora non ricordo il nome.

NG. Ti ricordi come fu allora? Il folk rock che suonate è un genere che sta prendendo piede lentamente anche qui da noi e ha il suo seguito, anche se non viene suonato da nessun artista italiano.
DP. Mi ricordo che fu un bellissimo concerto, molto intimo e la gente partecipò molto. Adoro il calore del pubblico italiano.

NG. Lo scorso anno siete venuti fuori con due album (bellissimi) a distanza di pochi mesi l'uno dall'altro. Non è una scelta comune al giorno d'oggi. Come mai avete deciso per due uscite così ravvicinate?
DP. In realtà il vero motivo era che avevamo una montagna di canzoni utili a cui eravamo molto affezionati e non ce la siamo sentiti di scegliere e scartarne alcune per fare un solo album e abbiamo deciso di uscire con due lavori intesi come se fossero la prima e la seconda parte di un lavoro unico. Il primo album, “On the Train Ride Home”, è uscito a marzo, senza moltissima promozione ed era dedicato principalmente ai nostri fan più appassionati che ci seguono sempre, è stato un regalo per loro e un po' come una promozione per il secondo, “On the Corner Where You Live”, sul quale stavamo lavorando proprio mentre usciva il primo e che poi abbiamo fatto uscire con più pubblicità verso settembre.

NG. Stasera ci concentrerete su questi ultimi due lavori o spazierete su tutto il vostro repertorio?
DP. La scaletta è concentrata principalmente sugli ultimi lavori, ma potrebbe esserci qualche sorpresa.

NG. Recentemente il vostro singolo d'esordio, “Bloom”, è stato certificato oro, quindi un altro grande risultato. Sono andato a rivedermi il video e lo trovo sempre così romantico e fiabesco, con degli scenari bellissimi in perfetto stile australiano. Di chi fu l'idea?
DP. Quel video è stato fatto davvero tanto tempo fa e tutto partì da un'idea di Sam. La storia è semplice quanto suggestiva: due ragazzi innamorati che non si conoscono ma che comunicano attraverso questo aggeggio ricavato da una corda e due lattine ad un certo punto decidono di seguire questa corda e finalmente si incontrano. L'idea fu tanto semplice quanto forte e romantica; piacque molto alla gente che si sentiva molto connessa a questa storia dolce e semplice. È stato questo il segreto di quel video: la semplicità.



NG. Adesso vi state approcciando ad un lungo tour che vi porterà in giro per l'Europa e per il Regno Unito. Ora che state avendo la possibilità di visitare sempre più Paesi, c'è una venue o un festival che vi rimane come sogno nel cassetto?

DP. In realtà ci stiamo per andare perché e sarebbe nel Regno Unito. Non avevo ancora mai avuto modo di portare un nostro tour li e ci speravamo tanto. E speriamo davvero di farci quante più date possibile.

NG. Se dovessi usare solo 3 parole, quali sceglieresti per dirmi cosa la musica rappresenta per te?
DP. Vita. Emozione. Identità.

NG. E per chiudere quali sono i e album che mai potrebbero mancare nella tua collezione e che ti hanno influenzato di più?
DP. Abbey Road by The Beatles, Number II by Led Zeppelin, Ghost in The Machine by The Police.

Intervista a cura di Luigi Rizzo

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