nightguide intervista barbara eramo

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Barbara Erano, cantante ed autrice, nata a Taranto e residente a Roma da diversi anni, negli anni '90 esordisce discograficamente col  duo Eramo & Passavanti (produzione artistica di Bungaro) con il quale vince il premio della critica nella sezione giovani del Festival di Sanremo1998 e il “Premio Volare” per la migliore esibizione del festival, assegnato da Michael Nyman, presidente della giuria di qualità. In seguito esce l'album “Oro e Ruggine” con featuring Ivan Lins. 
E' uscito da poco il suo ultimo disco Emisferi, un viaggio che dimostra come l'artista sappia essere lontana anni luce dalla ridondanza della comunicazione odierna. Lasciarsi cullare da questo viaggio spazio-tempo, è come rigenerarsi dal lessico autoreferenziale ed effimero dei social, che oggi sembrano dettare i tempi di ogni espressione musicale e filmica del nuovo millennio.
Perché hai sentito l'esigenza di creare questo album? 
Sono passati sei anni dal mio ultimo disco "Emily" ed era da un po' che lavoravo all'idea del nuovo. Le  canzoni hanno preso forma man mano determinando il concept dell'album, perché mi piace che un disco abbia un itinerario tutto suo...Una cosa era chiara: volevo proseguire con la visione femminile (cominciata proprio con Emily) avvalendomi del pensiero e o della poesia di mistiche d'oriente e occidente e volevo ci fossero atmosfere circolari, che dessero spazio all'immaginazione e alla curiosità, al viaggio.
 
Credi che un'artista debba schierarsi politicamente? 
Non ho questa esigenza ma ho a cuore molti temi sociali, questo sìi, il che mi porta ad avere un orientamento che si rivela per forza di cose anche nelle canzoni. Non ho nulla da ridire su chi si schiera attraverso la propria musica, anzi l'arte può dare forza alle idee, ai movimenti di avanguardia legati al sociale quindi da questo punto di vista ben venga. Io però vivo la musica in maniera più animistica, anche dove mi occupo di questioni sociali (in questo disco il tema dell'accettazione delle differenze è cruciale)  mi piace sottolineare altri aspetti, più legati all'espressività pura. 
 
Cosa pensi del crowfounding per quanto riguarda la musica?
E' un sistema di sopravvivenza per chi vuole mantenere una propria autonomia. Ho fatto ricorso al crowdfunding per Emily ed in piccola parte anche per "Emisferi". Certo non accadono miracoli se non ci si lavora in maniera fitta, anche lì il nome aiuta diciamo, ma è la strada attuale se si vuol produrre un disco a meno che non si abbiano delle risorse a disposizione.  Le etichette per la maggior parte non finanziano più la produzione di un disco a meno che non si tratti di grandi case discografiche e di artisti ben posizionati, per usare un gergo da "addetti ai lavori".
 
Cosa pensi del fatto che le canzoni debbano stare dentro un minutaggio particolare e sempre più breve?
E' abbastanza mortificante dare delle misure alla musica... ma non ci faccio molto caso, essendo indipendente non sono tenuta a star dietro a logiche di questo tipo e onestamente ascolto poco i network perché non mi offrono mai davvero l'occasione di ascoltare tutta la musica che c'è. 
 
Quali sono i tuoi progetti futuri? 
Riuscire a farne sarebbe già una gran cosa in questo momento... il mio progetto presente e futuro è lo stesso: portare in giro la mia musica, in più destinazioni possibili. Un sogno di riflesso è che il pubblico riscopra il piacere della musica dal vivo, del cinema, dell'arte ... della partecipazione attiva ed emotiva ad una performance artistica, oggi un po' schiacciata - già da prima del lockdown - dall'utilizzo passivo dello streaming.
 
Cosa significa oggi essere un artista indipendente?
Dover fare tutto da soli, o quanto meno sapersela cavare in diversi ambiti: dalla produzione musicale, recording, mix, alla comunicazione sui social, magari saper utilizzare anche programmi di grafica...e poi lo scoglio durissimo del managment, farsi promoter di se stessi è davvero la cosa piu difficile per me. 
 
Quale brano di Emisferi senti più tuo? 
Sono tutti importanti e legati l'uno all'altro forse quello che ritengo particolarmente emozionante è L'Ospite: è una canzone molto intima, il testo è una rielaborazione della poesia della mistica sufi  Rābiʿa al-ʿAdawiyya nata nel 713 d.C che trovo attualissima e tocca un tema importante ovvero l'accoglienza dello "straniero" con un linguaggio delicato e crudo allo stesso tempo. L'ho cantato in italiano e farsi (lingua parlata in Iran) e l'arrangiamento di Emanuele Bossi lo rende un piccolo gioiello.  
 
C'è una domanda che non ti hanno ancora fatto su questo album? Hai l'opportunità di fartela per parlare di qualcosa che non è mai stato svelato...
Diciamo che tutto cìò che è inerente al disco l'ho scritto e raccontato, ma posso aggiungere che la caratteristica di questo disco è che, ancor prima di essere pubblicato, sembra nato per far convergere diverse forme d'arte e questo rafforza il concept di sinestesia dell'arte, degli Emisferi che solo unendosi creano una forma compiuta. Nello specifico due canzoni sono nate come temi di due spettacoli teatrali ("L'uomo tigre " il cui testo è scritto a quattro mani con lo scrittore nonché ospite del brano Claudio Morici e "Sincronicity" per lo spettacolo di teatro danza " Meraviglia", entrambi prodotti e firmati con Stefano Saletti ); tre canzoni sono legate alla poesia (Antiphona, L'Ospite e la canzone Aatini al Nay con la poesia di Khalil Gibran poeta libanese), Emisferi ha un video realizzato in grafic motion dall'artista Sergio D'Innocenzo, il brano "La Grande Onda"  lo definisco io stessa un quadro sonoro piiù che una canzone poiché la mia voce si relaziona alla musica come fosse un personaggio che si muove al suo interno e il video, creato da Artigiani Digitali, unisce immagini vere riprese nella Galleria Sonora dell'artista Pejman Tadayon e le magiche animazioni sempre di Sergio D'Innocenzo. Inoltre gli archi sono stati scritti da Emanuele Bossi (Antiphona, Solo Forma, L'Ospite, Ordinary People) e Roberto Procaccini (La Grande Onda) entrambi compositori di colonne sonore per il cinema il teatro e la televisione. 
Come tocco finale ho affidato l'artwork della copertina ad un raffinato artista (ed architetto) conosciuto grazie alla sua partecipazione al crowdfunding del disco "Emily", Arcangelo Gabriele D'Alessandro.

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